10 novembre 2016

Chi siamo

L’Associazione “I WOMAN” nasce con l’obiettivo di fornire sostegno alle donne per migliorarne la condizione famigliare, lavorativa, sociale e personale. Si pone come interlocutore tra società, associazioni ed istituzioni per la difesa dei diritti.

Le donne, come noto, sono state indiscusse protagoniste dello sviluppo industriale dei primi anni del ‘900, della lotta di liberazione e della fondazione della Repubblica, della ricostruzione industriale e dei movimenti degli anni ’70, fino alle recenti vicende che hanno investito quei temi eticamente più sensibili, dall’aborto alla fecondazione assistita, alla dignità nelle immagini pubblicitarie. Un cammino che è durato un secolo, un cammino difficilissimo, pieno di ostacoli quasi insormontabili2. Nonostante ciò, si sono registrate fondamentali conquiste che oggi le donne vivono come evidenti e naturali; ma non è per tutte così, molte donne ancora oggi non beneficiano di tali diritti.

Nel nostro Paese, ad esempio, persino il linguaggio è utilizzato ancora in modo “discriminatorio”, continuando a veicolare pregiudizi e stereotipi che trasmettono contenuti culturali e rappresentazioni delle donne legate ai ruoli tradizionali e rendendo perciò difficoltoso il percorso di rimozione degli stereotipi di genere.

Ingiustizie e discriminazioni sono ancora molto diffuse, talvolta aggrappate a salde radici culturali, talaltra consolidate da strutture o sistemi sociali che marginalizzano le donne nella vita culturale, economica, sociale e politica, sia in Italia che in molti altri Paesi del mondo.

La mission dell’Associazione “I WOMAN” si articolerà, in estrema sintesi, lungo le seguenti linee direttrici:

1. CULTURA E ISTRUZIONE.

La dipendenza delle donne è stata per lungo tempo culturale.
Raggiunto e spesso superato il livello di istruzione maschile nei Paesi più sviluppati, le donne nelle zone e nei Paesi più poveri sono ancora oggi tenute in uno stato di ignoranza che preclude loro una piena coscienza della propria dignità e dei propri diritti.

Obiettivo primario è quello di porre l’attenzione sulla necessità di uguaglianza, chiedendo in particolare di eliminare ogni disparità di trattamento in base al genere, sia nel pubblico (con particolare riguardo alla eliminazione di quote, percentuali, contingentamenti fissati per l’accesso a cariche pubbliche, concorsi, ecc…) che nel privato.

2. SALUTE E MATERNITÀ

Il documento “Al riparo dalla tempesta. Un’agenda innovativa per donne e ragazze, in un mondo in continua emergenza”, redatto da UNFPA4 sullo stato della popolazione nel mondo 2015, richiama immediatamente all’attualità di questi giorni, ai milioni di persone che fuggono da cataclismi e conflitti varcando confini tra innumerevoli difficoltà. Sono oltre 100 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria attualmente nel mondo, secondo gli ultimi dati forniti da UNFPA, di queste circa 26 milioni sono donne e ragazze. Mai, dalla seconda guerra mondiale, si era raggiunta una cifra così alta. Ha affermato Giulia Vallese, rappresentante UNFPA in Nepal: “Tre quinti del totale delle morti materne si verificano nei paesi cosiddetti fragili, a causa di un conflitto o una catastrofe naturale, in tali aree gravidanza e parto uccidono giornalmente una media di 507 donne”.

L’Associazione si batterà strenuamente col precipuo fine di richiamare governi e organizzazioni affinché venga sempre garantito il diritto alla salute di donne e ragazze, specialmente quella sessuale e riproduttiva.
Dobbiamo fare in modo che i bisogni delle donne non vengano più relegati in fondo alla lista di priorità, ma che siano posti al centro dei piani di governo e delle iniziative parlamentari.

3. VIOLENZA

La violenza contro le donne ha assunto proporzioni così allarmanti da richiedere di essere posta tra le priorità delle agende di ogni Istituzione governativa. L’obiettivo è quello di promuovere, anche in collaborazione con altri enti ed istituzioni5 e con la società civile, azioni ed iniziative volte a prevenire ogni forma di violenza contro le donne e a rimuovere le cause che possono portare ad agire e a subire violenza.
Ci impegneremo allo scopo di istituire sul territorio il maggior numero possibile di centri Antiviolenza e Case Rifugio per donne vittime di violenza, avvalendosi anche della collaborazione e del sostegno di altri enti e associazioni, pubblici e privati.

Attraverso la relazione tra donne e rete dei servizi si proporranno alle donne percorsi di uscita dalla violenza o dallo stato di difficoltà, a partire dalla propria volontà, al fine di ottenere un livello apprezzabile di autonomia economica e personale.

Bisogna diffondere una cultura dei diritti fondamentali e della non discriminazione di genere, promuovere e sostenere iniziative di sensibilizzazione e informazione nelle scuole e nei luoghi frequentati da ragazzi e ragazze. Sarà fondamentale richiamare le Istituzioni a promuovere l’emanazione di norme e regolamenti che vietino l’utilizzo, anche da parte di soggetti privati, di messaggi pubblicitari che contengano immagini o frasi che offendono le donne o che istighino alla violenza contro le donne. Non da ultimo, sarà dedicata preminente attenzione a quegli odiosi fenomeni, peraltro sempre più frequenti, legati alla facilità con la quale oggi possono essere acquisiti e diffusi sul web, video e fotogrammi afferenti alla vita sessuale di ogni donna, sollecitando la previsione di sanzioni severe, anche di carattere penale, per tutti coloro che diffondano con qualsiasi mezzo tali dati anche se acquisiti col consenso del partner.

4. WELFARE

Le politiche sociali ricoprono un ruolo determinante nella definizione della qualità della vita e delle condizioni di lavoro non soltanto degli uomini, ma soprattutto delle donne.
Taluni addebitano alla crisi dei tradizionali modelli di Welfare state le responsabilità della crescente povertà femminile che avanza sotto diverse forme: qualitative ed immateriali oltre che quantitative; si parla, addirittura, di femminilizzazione delle nuove povertà.

La condizione femminile è ancora caratterizzata da una «sperequazione sociale» che attiene l’iniqua distribuzione del lavoro di cura; sulle donne, infatti, si concentra quasi il 70% del cosiddetto lavoro di cura. In questo senso le donne hanno rappresentato e continuano a farlo – insieme alle famiglie – un ammortizzatore sociale agli zoppicanti modelli di Welfare.

Vanno incrementate quelle misure di sostegno e promozione di azioni per la conciliazione tra le esigenze di lavoro e di cura della famiglia, finalizzate a consentire di usufruire di particolari forme di flessibilità di orario di lavoro (part-time reversibile, telelavoro, lavoro a domicilio, banca del tempo e delle ore etc), di programmi di formazione per il reinserimento dei lavoratori e delle lavoratrici dopo i periodi di congedo per la cura della famiglia, ecc…

Il nodo indissolubile tra le politiche sociali e quelle per l’occupazione, ci obbliga a considerare le politiche di promozione dei servizi non solo come azioni mirate alla realizzazione delle pari opportunità e dell’uguaglianza di genere ma, come interventi volti al miglioramento delle condizioni complessive della vita di ciascuno e soprattutto delle donne!

5. IMPRENDITORIA E RIFORME

La definizione di “impresa femminile” è stata introdotta dall’art. 2, comma 1, lettera a) della legge n. 215/1992 , successivamente abrogata dal D.Lgs. n. 198/2006 , concernente il “Codice delle pari opportunità”.

In Italia il ruolo della donne come imprenditrici, espresso da quel 1.300.000 imprese a guida femminile di cui si è fatto cenno, riesce a produrre un impatto occupazionale di quasi 3 milioni di occupati (intesi come l’insieme degli addetti dipendenti, indipendenti e coadiuvanti familiari), pari al 3,4% dell’occupazione complessiva nazionale nelle imprese. Si tratta di un valore di assoluto rilievo se consideriamo il particolare momento di crisi dal quale sta uscendo il mercato del lavoro, contraddistinto da una disoccupazione che si è innalzata negli ultimi anni su livelli mai toccati nei passati decenni.
Il quadro che emerge dagli elementi sopra enucleati è sicuramente incoraggiante, in quanto la partecipazione femminile è in crescita e il gap fra i due generi tende a diminuire.
Tuttavia, una presenza maggiore di donne nella governance, e più in generale nel management, dovrebbe essere di interesse per tutte le imprese, a prescindere dagli interventi normativi, considerato che – come mostrano recenti ricerche la diversità di genere nelle posizioni di “comando” permetterebbe di ottenere performance organizzative migliori e performance economiche superiori.
Per promuovere ulteriormente la crescita della leadership femminile è necessario quindi un ulteriore affinamento delle politiche a favore dell’indifferenza di genere.