23 novembre 2016

Imprenditoria e Riforme

business-woman-in-azione

La definizione di “impresa femminile” è stata introdotta dall’art. 2, comma 1, lettera a) della legge n. 215/1992 , successivamente abrogata dal D.Lgs. n. 198/2006 , concernente il “Codice delle pari opportunità”.

In Italia il ruolo della donne come imprenditrici, espresso da quel 1.300.000 imprese a guida femminile di cui si è fatto cenno, riesce a produrre un impatto occupazionale di quasi 3 milioni di occupati (intesi come l’insieme degli addetti dipendenti, indipendenti e coadiuvanti familiari), pari al 3,4% dell’occupazione complessiva nazionale nelle imprese. Si tratta di un valore di assoluto rilievo se consideriamo il particolare momento di crisi dal quale sta uscendo il mercato del lavoro, contraddistinto da una disoccupazione che si è innalzata negli ultimi anni su livelli mai toccati nei passati decenni.

Il quadro che emerge dagli elementi sopra enucleati è sicuramente incoraggiante, in quanto la partecipazione femminile è in crescita e il gap fra i due generi tende a diminuire.
Tuttavia, una presenza maggiore di donne nella governance, e più in generale nel management, dovrebbe essere di interesse per tutte le imprese, a prescindere dagli interventi normativi, considerato che – come mostrano recenti ricerche la diversità di genere nelle posizioni di “comando” permetterebbe di ottenere performance organizzative migliori e performance economiche superiori.
Per promuovere ulteriormente la crescita della leadership femminile è necessario quindi un ulteriore affinamento delle politiche a favore dell’indifferenza di genere.