23 novembre 2016

Welfare

 
welfare
 
Le politiche sociali ricoprono un ruolo determinante nella definizione della qualità della vita e delle condizioni di lavoro non soltanto degli uomini, ma soprattutto delle donne.
 
Taluni addebitano alla crisi dei tradizionali modelli di Welfare state le responsabilità della crescente povertà femminile che avanza sotto diverse forme: qualitative ed immateriali oltre che quantitative; si parla, addirittura, di femminilizzazione delle nuove povertà.
 
La condizione femminile è ancora caratterizzata da una «sperequazione sociale» che attiene l’iniqua distribuzione del lavoro di cura; sulle donne, infatti, si concentra quasi il 70% del cosiddetto lavoro di cura. In questo senso le donne hanno rappresentato e continuano a farlo – insieme alle famiglie – un ammortizzatore sociale agli zoppicanti modelli di Welfare.
 
Vanno incrementate quelle misure di sostegno e promozione di azioni per la conciliazione tra le esigenze di lavoro e di cura della famiglia, finalizzate a consentire di usufruire di particolari forme di flessibilità di orario di lavoro (part-time reversibile, telelavoro, lavoro a domicilio, banca del tempo e delle ore etc), di programmi di formazione per il reinserimento dei lavoratori e delle lavoratrici dopo i periodi di congedo per la cura della famiglia, ecc…
 
Il nodo indissolubile tra le politiche sociali e quelle per l’occupazione, ci obbliga a considerare le politiche di promozione dei servizi non solo come azioni mirate alla realizzazione delle pari opportunità e dell’uguaglianza di genere ma, come interventi volti al miglioramento delle condizioni complessive della vita di ciascuno e soprattutto delle donne!